Acqua alta in Piazza San Marco, con le Procuratie riflesse nell'acqua
Acqua alta in Piazza San Marco — foto: Evan Chakroff · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Da novembre a febbraio Venezia diventa un'altra città. Le giornate sono corte, l'umidità della laguna sale dai canali e la nebbia può cancellare la riva opposta lasciando visibili soltanto le briccole conficcate nell'acqua. Le calli che in primavera si attraversano in fila indiana si percorrono da soli, il rumore dei passi rimbalza tra i muri e i campi restano vuoti anche a metà pomeriggio. È la stagione che i veneziani preferiscono, ed è anche quella in cui compare il fenomeno di cui tutti hanno sentito parlare senza averlo mai capito bene: l'acqua alta.

Che cos'è davvero l'acqua alta

L'acqua alta non è un'alluvione né un guasto: è una marea. La laguna è collegata al mare Adriatico e respira insieme a lui due volte al giorno. Quando una marea astronomica particolarmente sostenuta si somma ad altri fattori, cioè il vento di scirocco che spinge l'acqua verso il fondo dell'Adriatico, la bassa pressione atmosferica e l'oscillazione naturale del bacino, il livello sale più del normale e supera la quota delle rive più basse. L'acqua entra dai canali, ma soprattutto risale dai tombini, e allaga le zone che stanno più in basso. La prima a bagnarsi è sempre Piazza San Marco, che è il punto più depresso della città: può avere qualche centimetro d'acqua anche quando il resto di Venezia è perfettamente asciutto.

La caratteristica più importante, e quella che i video in rete raccontano peggio, è la durata. Una marea sale, raggiunge il colmo e poi si ritira: nel giro di poche ore l'acqua se ne va da sola e i negozi riaprono. Non è uno stato permanente, è un momento della giornata, previsto con anticipo e annunciato. Il Comune di Venezia dispone di un centro previsioni e segnalazioni maree che pubblica le stime per i giorni successivi, con avvisi diffusi tramite sito, applicazione e messaggi; in città esiste anche un sistema di segnalazione acustica per gli eventi più rilevanti.

Le passerelle e come ci si organizza

Quando la marea supera certi livelli, il personale comunale monta le passerelle: pedane rialzate su cavalletti che formano percorsi continui lungo gli itinerari principali, per esempio tra la stazione, Rialto e San Marco. Non coprono tutta la città, ma garantiscono le direttrici più battute. Camminarci sopra richiede solo un po' di pazienza, perché sono strette e il traffico si incanala in una fila unica. In parallelo, alcune linee del trasporto acqueo possono cambiare percorso o sospendere temporaneamente alcune fermate quando il livello dell'acqua non consente il passaggio sotto i ponti: è una situazione che si risolve nell'arco della stessa giornata, ma conviene saperlo prima di programmare una gita alle isole.

Consiglio pratico: d'inverno guardate la previsione della marea la sera prima e organizzate di conseguenza la mattina successiva, spostando semplicemente di un paio d'ore le visite nelle zone più basse. Un paio di stivali di gomma leggeri, o scarpe davvero impermeabili, valgono più di qualsiasi altra precauzione.

Il MOSE e che cosa è cambiato

Alle tre bocche di porto che collegano la laguna al mare, quelle di Lido, Malamocco e Chioggia, sono installate le paratoie mobili del sistema chiamato MOSE. Normalmente restano adagiate sul fondo e non si vedono; quando le previsioni indicano una marea superiore alla soglia stabilita, vengono sollevate con aria compressa e isolano temporaneamente la laguna dall'Adriatico, impedendo all'acqua di entrare. Il sistema ha cominciato a essere utilizzato con i primi sollevamenti operativi all'inizio degli anni Venti di questo secolo e da allora è stato attivato numerose volte. La soglia di intervento è stata rivista nel tempo e le decisioni si prendono evento per evento, quindi non ha senso affidarsi a un numero preciso letto da qualche parte: l'informazione affidabile è sempre quella pubblicata dai canali ufficiali del Comune e degli enti competenti. In pratica, per chi visita la città, gli allagamenti importanti sono oggi meno frequenti di un tempo, mentre restano possibili le maree modeste che bagnano i punti più bassi.

Perché vale la pena venire proprio adesso

Al netto degli stivali, l'inverno offre la Venezia che si cerca senza saperlo. I musei si visitano con calma, i banconi delle osterie sono occupati da chi ci abita, la luce bassa di gennaio sull'acqua verde è diversa da qualsiasi cartolina estiva e le giornate di nebbia trasformano anche un percorso banale in qualcosa che non si dimentica. Bisogna però vestirsi davvero per il freddo umido, che si sente più della temperatura misurata, accettare che alle cinque del pomeriggio sia già buio e programmare qualche pausa al chiuso lungo la giornata.

Da questo punto di vista alloggiare dentro il centro storico è un vantaggio concreto: si esce, si cammina, si rientra ad asciugarsi e si esce di nuovo, invece di restare fuori per forza fino a sera. I nostri due appartamenti, Domus dei Fabbri a San Marco e Domus Remedio in Castello, sono entrambi a pochi minuti a piedi dalla Piazza, dispongono di riscaldamento e hanno una cucina: in una giornata di pioggia obliqua fa più differenza di quanto sembri.

Un rientro breve nelle giornate di pioggia

Domus dei Fabbri e Domus Remedio sono a pochi minuti a piedi da Piazza San Marco, con riscaldamento e cucina: d'inverno si esce, si cammina e si rientra ad asciugarsi senza lunghi spostamenti.