Palazzo Ducale visto dal bacino, con le gondole ormeggiate lungo la riva
Palazzo Ducale visto dal bacino — foto dell'archivio di Domus dei Fabbri

Palazzo Ducale non era una residenza, o almeno non solo. Nello stesso edificio stavano l'appartamento del doge, le aule dei consigli che governavano la Repubblica, i tribunali, gli uffici e le prigioni. Questo spiega la sua pianta complicata e il fatto che la visita passi da sale immense a corridoi stretti e a celle senza finestre nel giro di pochi metri. Chi lo attraversa pensando a un palazzo di rappresentanza si perde la cosa più interessante: è la macchina amministrativa di uno Stato, resa visibile.

Un palazzo che era anche un governo

La forma attuale, gotica, si definisce fra Trecento e Quattrocento, con le due facciate a loggiati che guardano il molo e la Piazzetta. Il gioco è rovesciato rispetto a quasi tutta l'architettura del tempo: la massa muraria sta sopra e il vuoto delle logge sotto, e il risultato regge da sei secoli. Fra il palazzo e la basilica si apre la Porta della Carta, opera dei Bon, ingresso monumentale in gotico fiorito che immette nel cortile interno.

Nel cortile si nota subito la Scala dei Giganti, coronata dalle statue di Marte e Nettuno di Jacopo Sansovino: era la scala dell'incoronazione del doge, cioè il punto in cui il potere si mostrava alla città. Da lì la visita sale per la Scala d'Oro, così chiamata per gli stucchi dorati della volta e disegnata sempre da Sansovino: era il passaggio riservato a chi aveva accesso alle magistrature, e serviva anche a stabilire chi poteva salire e chi no.

Le sale del potere

Il percorso attraversa le stanze delle diverse magistrature: la Sala del Collegio, dove si ricevevano gli ambasciatori, la Sala del Senato, la Sala del Consiglio dei Dieci, l'organo che si occupava della sicurezza dello Stato. Nella Sala della Bussola sopravvive una bocca di leone, la fessura in pietra in cui si imbucavano le denunce indirizzate ai magistrati: contrariamente alla leggenda, quelle prive di firma non venivano di norma accolte, ma il meccanismo racconta bene il clima di controllo.

Le decorazioni che vediamo sono in gran parte successive ai due grandi incendi degli anni Settanta del Cinquecento, che distrussero i cicli più antichi. La ricostruzione fu affidata ai pittori del momento, e per questo si cammina fra soffitti di Paolo Veronese, teleri di Jacopo Tintoretto e opere di Palma il Giovane. Non serve riconoscere ogni tela: basta notare che i soggetti sono quasi sempre allegorie del buon governo e della giustizia, cioè propaganda politica dipinta molto bene.

Consiglio pratico: il biglietto del palazzo è di norma integrato con altri musei della piazza, e il percorso a senso unico non permette di tornare indietro. Guardate la piantina all'ingresso e decidete prima dove dedicare più tempo, perché dopo il Ponte dei Sospiri si esce e non si rientra.

La Sala del Maggior Consiglio

È l'ambiente più grande e il momento in cui la visita cambia scala. Qui si riuniva il Maggior Consiglio, l'assemblea dei patrizi: potevano essere più di mille persone, e la sala fu costruita per contenerle tutte sedute. Sulla parete di fondo, dietro il seggio ducale, sta il Paradiso di Jacopo Tintoretto e bottega, una delle tele di maggiori dimensioni mai dipinte. Il soffitto porta al centro l'Apoteosi di Venezia di Veronese, con la città personificata e incoronata dalla Vittoria.

Sotto il soffitto corre un fregio con i ritratti dei dogi. Uno spazio è occupato da un drappo nero al posto del volto: è quello di Marin Falier, doge condannato a morte nel 1355 per aver congiurato contro le istituzioni della Repubblica. La memoria cancellata, dentro una sala pensata per celebrare la continuità del governo, è il dettaglio che i visitatori ricordano più a lungo.

Le prigioni e il Ponte dei Sospiri

L'ultima parte del percorso scende verso l'armeria e poi verso i luoghi della detenzione. Le celle antiche ricavate al livello più basso, umide e buie, erano dette i pozzi; sotto i tetti stavano i piombi, roventi d'estate e gelidi d'inverno, da cui Giacomo Casanova organizzò la sua fuga a metà Settecento. Quando lo spazio non bastò più, la Repubblica costruì al di là del rio le Prigioni Nuove, collegate al palazzo da un passaggio coperto in pietra d'Istria: il Ponte dei Sospiri, di inizio Seicento, opera di Antonio Contin.

Il nome è romantico e tardo, nato nell'Ottocento e legato all'immagine del condannato che vede la città per l'ultima volta. Dall'interno il ponte è diviso in due stretti corridoi e le aperture sono chiuse da un traforo in pietra: la vista sul bacino esiste ma è frammentata, ed è esattamente questo il punto. Chi vuole aggiungere il percorso della Cancelleria, delle sale di interrogatorio e dei piombi può farlo con la visita guidata dedicata, a numero chiuso e su prenotazione. Orari, tariffe e disponibilità delle visite guidate cambiano nel corso dell'anno: controllateli sul sito ufficiale dei musei civici veneziani prima di presentarvi all'ingresso.

Palazzo Ducale senza fretta, a pochi minuti da casa

Una visita completa al palazzo richiede almeno un'ora e mezza. Dormendo a Domus dei Fabbri o a Domus Remedio, a pochi minuti a piedi dalla Piazzetta, potete andarci all'apertura e rientrare quando volete.